• In questo momento la ricerca sulla mielofibrosi vede attivi, e aperti ai pazienti, ben 109 studi clinici in tutto il mondo, 26 dei quali accessibili anche in Italia.

  • La mielofibrosi è un tumore del sangue legato alla proliferazione incontrollata di tessuto fibroso da parte dei fibroblasti nel midollo osseo. Questa crescita porta alla sostituzione progressiva delle cellule ematopoietiche creando, in generale, una riduzione delle cellule del sangue mature.

    Nel complesso la popolazione di globuli rossi diminuisce creando uno stato di anemia che progredisce con il tempo, interessando anche la milza, mentre i globuli bianchi possono aumentare o diminuire e le piastrine tendono a diminuire.

    La mielofibrosi può essere identificata come:

    • Primaria – insorge come una malattia autonoma, con base genetica, che può apparire in particolare tra i 50 ed i 70 anni. 
    • Secondaria – si sviluppa a seguito di altre patologie sia ematologiche (leucemia mieloide cronica, mieloma multiplo, policitemia vera, ecc…) che non ematologiche (Lupus, ipertensione polmonare, tubercolosi, ecc…)

    È raro, ma possibile, che la malattia si presenti in una forma acuta, definita mielofibrosi maligna. Questa viene considerata un tipo di leucemia acuta.

    SINTOMI

    La mielofibrosi può non dare sintomi specifici anche per anni, mentre in alcuni casi il peggioramento delle condizioni è molto veloce. I principali sintomi sono legati allo stato di anemia (debolezza e malessere), alla riduzione di piastrine (emorragia) e alla riduzione dei globuli bianchi (infezioni).

    Anche l’ingrossamento di fegato e milza sono un sintomo tipico dovuto allo sforzo dell’organismo che cerca di compensare lo stato di anemia.

    DIAGNOSI

    Le normali analisi del sangue rappresentano un fondamentale primo strumento per la diagnosi. A questa seguiranno approfondimenti come la biopsia midollare e l’analisi genetica per la migliore caratterizzazione molecolare della malattia (interessati particolarmente JAK2, CALR o MPL).

    TRATTAMENTI

    Il trattamento risolutivo è rappresentato dal trapianto di cellule staminali. Purtroppo, questo trattamento presenta numerosi rischi ed è quindi consigliato solo a persone con condizioni fisiche adeguate e per cui sia disponibile un donatore compatibile.

    Nella maggioranza dei casi si usano farmaci che tendono a ridurre la dimensione della milza ed alleviare i sintomi della malattia. Si punta principalmente ad inibire l’azione del gene JAK2 e stimolare la produzione di globuli rossi.

     

    La sezione è stata sviluppata con il contributo non condizionante di

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  • In un comunicato stampa del 6 dicembre 2021, l’azienda Karyopharm Therapeutics Inc. ha annunciato il reclutamento, presso l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) di Meldola, del primo paziente in uno studio clinico di Fase II che valuta la sicurezza e l’efficacia del farmaco orale selinexor in pazienti affetti da mielofibrosi che abbiano già ricevuto un trattamento di almeno 6 mesi con farmaci inibitori di JAK.

    La sperimentazione clinica, con codice identificativo NCT04562870, ha lo scopo primario di confrontare l’efficacia di selinexor orale nel ridurre il volume della milza con quella dei farmaci scelti dai medici nella normale pratica clinica.

    La mielofibrosi è un tumore del midollo osseo caratterizzato da due principali segni clinici: l’anemia ingravescente e la splenomegalia, ovvero l’aumento delle dimensioni della milza. 

    L’anemia è causata dal sovvertimento della struttura del midollo osseo dove il tessuto fibroso sostituisce le cellule ematopoietiche, le cellule staminali che danno origine a tutte le cellule del sangue, con una conseguente riduzione della quantità di globuli rossi ed emoglobina nel sangue. La splenomegalia, invece, rappresenta un tentativo della milza di sopperire alla produzione delle cellule che non avviene più nel midollo osseo, meccanismo denominato ematopoiesi extramidollare.

    Il farmaco selinexor è un inibitore selettivo dell’esportazione nucleare (SINE - Selective Inhibitor of Nuclear Export). Significa che si lega alla proteina esportina, presente nel nucleo delle cellule, e blocca la sua attività di esportazione di proteine fondamentali per sopprimere alcuni meccanismi di sviluppo del tumore. Queste proteine si accumulano quindi nel nucleo sommando le loro potenzialità antitumorali.  

    DISEGNO DELLO STUDIO E OBIETTIVI

    Saranno arruolati 112 partecipanti e, trattandosi di uno studio randomizzato, verranno suddivisi in due gruppi in modo casuale: uno riceverà il farmaco oggetto di studio mentre l’altro riceverà un trattamento che potrà includere farmaci come ruxolitinib, fedratinib, chemioterapia, corticosteroidi, agenti immunomodulatori, interferone.

    Il piano terapeutico prevede che:

    • Ai pazienti del gruppo A verranno somministrati 60 mg di selinexor orale, una volta alla settimana (4 somministrazioni in 28 giorni) per 48 cicli.
    • I pazienti del gruppo B riceveranno uno dei trattamenti clinici standard per la mielofibrosi nelle dosi normalmente impiegate.

    L’obiettivo primario degli sperimentatori è quello di valutare la percentuale di pazienti che mostrano una riduzione del volume della milza maggiore o uguale al 35% del volume iniziale (SVR35 – Spleen Volume Reduction ≥ 35%).

    Altri obiettivi sono: valutare la riduzione dei sintomi, la sopravvivenza, la riduzione dell’anemia e la durata della riduzione del volume della milza.

    La sperimentazione terminerà approssimativamente a maggio 2023.

    COME PARTECIPARE

    I principali criteri che permettono di essere arruolati nello studio clinico, definiti criteri di inclusione, sono:

    • Età superiore o uguale ai 18 anni;
    • Una diagnosi di mielofibrosi primaria, mielofibrosi post-trombocitemia essenziale o post-policitemia secondo i criteri della classificazione WHO 2016;
    • Un precedente trattamento con farmaci inibitori di JAK per almeno 6 mesi;
    • Splenomegalia dimostrata con risonanza magnetica (RM) o tomografia computerizzata (TC).

    I più importanti criteri di esclusione dalla sperimentazione sono, invece:

    • Avere più del 5% di cellule immature (blasti) nel sangue o più del 10% nel midollo osseo;
    • Un precedente trattamento con selinexor o altri inibitori dell’esportina;
    • Aver subito un intervento di chirurgia maggiore nei 28 giorni precedenti l’inizio del primo ciclo di terapia;
    • Gravidanza o allattamento.

    I CENTRI CLINICI

    l centri clinici italiani coinvolti nella sperimentazione sono:

    • Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico S. Orsola – Unità Operativa di Ematologia (prof. Francesca Palandri) — Bologna
    • Università degli Studi di Firenze - Azienda Ospedaliera - Universitaria Careggi - Dipartimento di medicina sperimentale e clinica (prof.ssa Paola Guglielmelli) — Firenze
    • Azienda Unità Sanitaria Locale Latina - Ospedale Santa Maria Goretti (prof. Giuseppe Cimino) — Latina
    • Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) IRCCS (dott. Alessandro Lucchesi) — Meldola
    • Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga (prof.ssa Daniela Cilloni) — Orbassano
    • Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Paolo Giaccone (dott. Marco Santoro) — Palermo
    • Azienda Ospedaliera di Perugia - Dipartimento di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo (prof. Paolo Sportoletti) — Perugia
    • ASST Settelaghi - Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi (prof. Francesco Passamonti) — Varese

    Per maggiori informazioni sugli obiettivi dello studio e i criteri di inclusione o esclusione e per valutare la possibilità di partecipazione alla sperimentazione, è necessario che il proprio medico di riferimento prenda visione della scheda dello studio clinico.

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