• Per le persone affette da leucemia mieloide acuta è possibile partecipare a uno studio clinico di fase III che si svolgerà in 4 differenti ospedali del Centro e del Nord Italia (in seguito la lista): la sperimentazione servirà per valutare la sicurezza e l’efficacia della combinazione di due farmaci, venetoclax e azacitidina, come terapia di mantenimento dopo il trapianto allogenico di cellule staminali

  • Avviato uno studio clinico internazionale di Fase III per pazienti affetti da Fibrosi polmonare idiopatica. Diversi i centri attivi anche nel nostro Paese.

  • PTC Therapeutics ha avviato la sperimentazione su una molecola che agisce sull’espressione dell’huntingtina. I risultati delle prima fase sono attesi per l’anno in corso. Ne parla Alessandra Baroni (PTC Therapeutics).

  • All’Istituto Giannina Gaslini di Genova, uno degli ospedali pediatrici più importanti d’Italia, è stato avviato lo studio clinico STARS che ha lo scopo di valutare l’efficacia di due diverse strategie terapeutiche per l’artrite idiopatica giovanile. Si tratta di una sperimentazione indipendente finanziata dall’Agenzia Italiana del Farmaco e dalla Compagnia di San Paolo e con un contributo non condizionante di Pfizer. Coinvolge altri 23 reparti di pediatria italiani, oltre a quello del Gaslini, e nel 2022 sarà aperta anche a centri clinici internazionali.

    “L’artrite idiopatica giovanile è la malattia pediatrica reumatologica più frequente in Italia e colpisce circa 50 bambini in età scolare ogni 100.000. Il sintomo principale è il gonfiore articolare, causato dall’infiammazione, accompagnato da dolore che all’inizio può essere modesto. Per questo motivo, può accadere che la diagnosi venga fatta tardivamente, quando ci sono già delle limitazioni funzionali delle articolazioni coinvolte” spiega Alessandro Consolaro, pediatra reumatologo presso la clinica pediatrica e reumatologia dell’Istituto Gaslini e coordinatore dello studio STARS.

    “Perché le limitazioni non siano permanenti e i bambini possano condurre una vita normale è importante iniziare tempestivamente la terapia farmacologica.”

    Lo studio clinico di fase III STep-up and Step-down Therapeutic Strategies in Childhood ARthritiS (STARS) con codice identificativo NCT03728478 ha lo scopo di valutare l’efficacia di due strategie terapeutiche innovative da applicare nella fase precoce di malattia.

    “Abbiamo diversi farmaci che sono efficaci sull’artrite idiopatica giovanile, quello che possiamo migliorare è la modalità con la quale li utilizziamo”.

    I farmaci impiegati nello studio STARS, infatti, non sono sperimentali ma anzi già approvati e utilizzati da anni per il trattamento dell’artrite idiopatica giovanile e sono: i corticosteroidi come triamcinolone e metilpredisone, il metotrexato e l’etanercept. I loro meccanismi d’azione sono diversi ma sono tutti DMARDs (Disease-Modifying AntiRheumatic Drugs) ovvero spengono l’infiammazione e modificano il decorso della malattia.

    DISEGNO DELLO STUDIO e OBIETTIVI

    Saranno coinvolti nella ricerca 260 pazienti in 24 reparti pediatrici italiani.

    Lo studio è randomizzato e in aperto ovvero i partecipanti vengono divisi casualmente in due gruppi e a ciascun gruppo verranno somministrati gli stessi farmaci ma con strategie diverse.

     “Nel primo gruppo verrà applicata una strategia definita treat-to-target che ha un approccio a livelli successivi: si valuta la gravità del coinvolgimento articolare all’inizio della malattia e si inizia a trattare il paziente con il farmaco più semplice e meno invasivo. Ogni 3 mesi si valuta la risposta e se il risultato non è soddisfacente si incrementa obbligatoriamente l’intensità del trattamento” spiega Consolaro.

    “Nel secondo gruppo, invece, verrà applicata una strategia più aggressiva: verrà somministrata a tutti i pazienti la massima terapia disponibile fin dall’inizio, per 6 mesi, allo scopo di verificare se un trattamento precoce di questo tipo migliora, a lungo termine, il decorso della malattia”.

    Nel primo gruppo, quindi, saranno somministrati prima i corticosteroidi intra-articolari, poi il metotrexato e infine l’etanarcept. Nel secondo gruppo, invece, tutti e tre i farmaci saranno somministrati fin dall’inizio.

    L’obiettivo primariodella ricerca è quello di comparare l’efficacia delle due strategie terapeutiche nell’indurre la remissione clinica, ovvero l’assenza di sintomi, valutata a 12 mesi dall’inizio del trattamento.

    Gli altri obiettivi sono quelli di studiare: la frequenza delle riacutizzazioni durante  la sperimentazione, l’insorgenza di uveiti (infiammazioni di una parte dell’occhio) e le tempistiche necessarie per indurre la remissione.

    CHI PUO’ PARTECIPARE

    Per poter partecipare allo studio i pazienti devono avere diverse caratteristiche che vengono chiamate criteri di inclusione. Sono:

    • avere un’età compresa tra 2 e 17 anni
    • avere una diagnosi recente di artrite idiopatica giovanile (oligoartrite o poliartrite negativa al fattore reumatoide)
    • non aver mai ricevuto un trattamento con farmaci antiinfiammatori DMARDs
    • avere avuto l’esordio dei sintomi non prima dei 6 mesi precedenti all’inizio dello studio.

    I criteri di esclusione, ossia quelli che non consentono di prendere parte allo studio, sono:

    • avere una diagnosi di artrite sistemica, poliartrite positiva al fattore reumatoide, artrite psoriasica, artrite con entesite e artrite indifferenziata.
    • avere o aver avuto la tubercolosi
    • avere ricevuto precedentemente un trattamento con farmaci DMARD.

    I CENTRI CLINICI

    Gli ospedali italiani nei quali si svolge lo studio e i medici di riferimento per questa ricerca sono:

    • IRCCS Istituto Giannina Gaslini — Genova (Dott. Alessandro Consolaro — coordinatore dello studio)
    • Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII — Bari (Dott. Francesco La Torre)
    • Azienda Ospedaliero-Universitaria S.Orsola-Malpighi — Bologna (Dott.ssa Angela Miniaci)
    • Clinica Pediatrica dell'Università di Brescia, Spedali Civili — Brescia (Dott. Marco Cattalini)
    • Ospedale Universitario di Catania — Catania (Dott.ssa Patrizia Barone)
    • Azienda Ospedaliera di Catanzaro "Pugliese Ciaccio" — Catanzaro (Dott.ssa Romina Gallizzi)
    • Ospedale Policlinico - Universita' degli Studi di Chieti — Chieti (Dott.ssa Luciana Breda)
    • Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer — Firenze (Dott. Gabriele Simonini)
    • O. "Vito Fazzi" — Lecce (Dott.ssa Adele Civino)
    • Azienda Ospedaliera Universitaria Gaetano Martino Messina — Messina (Dott. Giovanni Conti)
    • Fondazione IRCCS Ca' Granda-Ospedale Maggiore Policlinico — Milano (Dott. Giovanni Filocamo)
    • Istituto Gaetano Pini — Milano (Dott. Maurizio Gattinara)
    • Università' di Napoli Federico II — Napoli (Dott.ssa Maria Alessio)
    • Seconda Universita' degli Studi di Napoli — Napoli (Dott.ssa Alma Nunzia Olivieri)
    • Ospedale dei bambini G. Di Cristina — Palermo (Dott.ssa Maria Cristina Maggio)
    • Ospedale Santa Chiara, Universita' di Pisa — Pisa (Dott.ssa Rita Consolini)
    • Ospedale S. Maria delle Croci — Ravenna (Dott. Federico Marchetti)
    • Arcispedale Santa Maria Nuova — Reggio Emilia (Dott. Alessandro De Fanti)
    • Ospedale degli Infermi — Rivoli, Torino (Dott. Franco Garofalo)
    • Ospedale Pediatrico Bambino Gesu' — Roma (Dott. Fabrizio De Benedetti)
    • Ospedale S Eugenio — Roma(Dott.ssa Elisabetta Cortis)
    • Clinica Pediatrica Università di Torino — Torino (Dott. Davide Montin)
    • IRCCS Burlo Garofolo — Trieste (Dott.ssa Serena Pastore)
    • Policlinico G. B. Rossi — Verona (Dott.ssa Sara Pieropan)

    Per maggiori informazioni sugli obiettivi dello studio e i criteri di inclusione o esclusione e per valutare la possibilità di partecipazione alla sperimentazione, è necessario che il proprio medico di riferimento prenda visione della scheda dello studio clinico.

     

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  • Gli studi clinici attivi in Italia mettono a punto nuove combinazioni per la cura dei melanomi resistenti alle terapie di prima linea e per chi ha metastasi cerebrali.

  • Lo studio multinazionale di Fase II/III, randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo, partirà negli Stati Uniti nei prossimi giorni

  • La sperimentazione è iniziata da pochi giorni all'ospedale Sant'Andrea e coinvolgerà 34 pazienti di età superiore ai 7 anni

  • È previsto in questi giorni l’avvio dello studio clinico di fase II dedicato ai pazienti affetti da mieloma multiplo (MM) recidivante.

  • La necessità di nuove opzioni terapeutiche per le forme avanzate e metastatiche rimane un obiettivo medico prioritario nella lotta dei tumori delle pelle poco noti, sottovalutati ma pericolosi. Ciò conferisce un elevato valore allo studio clinico promosso dalla Fondazione IRCCS - Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in collaborazione con Merck Sharp & Dohme.

  • Sono positivi i risultati di dapagliflozin sugli outcome cardiovascolari ottenuti dallo studio di fase III DECLARE (Dapagliflozin Effect on Cardiovascular Events) - TIMI 58, il più ampio mai condotto sugli outcome cardiovascolari (CVOT) per un inibitore di SGLT2. I risultati sono stati presentati da AstraZeneca all’American Heart Association (AHA) a Chicago e sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

  • Il tumore al pancreas è ad oggi ancora una delle malattie più problematiche da trattare. In Italia viene diagnosticato ad oltre 13.000 persone ogni anno e la tendenza è in crescita. È una malattia estremamente aggressiva e difficile da curare, basti pensare che alla diagnosi solo il 15-20% dei casi è operabile e che il tasso di sopravvivenza è molto basso.

  • Lo studio clinico di fase II ATEZOTRIBE si propone di investigare se la combinazione di immunoterapia, chemioterapia e agente anti-angiogenico possa rappresentare una efficace strategia come trattamento di prima linea del tumore del colon-retto metastatico.

  • Lo studio valuterà l’efficacia e la sicurezza di una procedura che, identificando un sottogruppo di soggetti a basso rischio di recidiva, eviterebbe loro una terapia anticoagulante estesa.

  • Un progetto di ricerca sostenuto dalla Fondazione Tettamanti e Menotti De Marchi di Monza esplora l’utilizzo delle CAR-T in uno studio clinico di Fase II ammesso al finanziamento del bando AIFA 2018 per la ricerca indipendente sui farmaci.

  • Avviata a Roma la sperimentazione clinica multicentrica, in doppio cieco e controllata con il placebo per valutare sicurezza ed efficacia della terapia genica PF-06939926.

  • Le approvazioni dei vaccini sono arrivate in tempi brevissimi e questo pone l’attenzione sulla mancanza dei dati clinici a lungo termine e su una questione etica

  • Ha preso avvio il 25 febbraio uno studio randomizzato in parallelo che coinvolgerà 120 pazienti affetti da leucoplachia, una lesione talvolta precancerosa del cavo orale.

  • Sono stati recentemente pubblicati i risultati di uno studio clinico di fase II volto a valutare la sicurezza e l’efficacia del farmaco iberdomide (CC-220) in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico. Nonostante siano necessari ulteriori studi per determinare il successo della molecola, in questa fase si sono visti dei risultati promettenti per quanto riguarda il trattamento della fase acuta della malattia. È quanto si evince dall’articolo Phase 2 Trial of Iberdomide in Systemic Lupus Erythematosus pubblicato su The New England Journal of Medicine.

    Lo studio clinico di fase II A Study to Evaluate the Efficacy and Safety of CC-220 in Subjects With Active Systemic Lupus Erythematosuscon codice identificativo NCT03161483, promosso da Celgene (gruppo Bristol Myers Squibb), è iniziato a maggio 2017 e si è concluso a settembre 2021. Lo scopo principale era quello di valutare la sicurezza e l’efficacia del farmaco orale iberdomide, rispetto al placebo, nel trattamento delle riacutizzazioni del lupus eritematoso sistemico (LES).

    Il LES è una patologia reumatica autoimmune caratterizzata da infiammazione cronica sistemica che colpisce principalmente le giovani donne e coinvolge diversi distretti corporei. Le sue manifestazioni più frequenti sono l’eritema a farfalla sul volto e altre eruzioni cutanee, infiammazione e dolore articolare e la sindrome di Raynaud. Inoltre, possono essere coinvolti dall’infiammazione anche le pleure, il pericardio, i reni e il sistema nervoso centrale. Il LES ha un andamento altalenante nel quale si alternano fasi acute con sintomi e manifestazioni più gravi a fase di remissione nelle quali i sintomi scompaiono o si attenuano.

    Le cause che scatenano lo sviluppo del lupus non sono ben note ma si conosce il meccanismo autoimmune alla base delle acutizzazioni della malattia e queste informazioni permettono di sviluppare farmaci efficaci per trattare i sintomi e le manifestazioni più gravi.

    Iberdomide è uno dei farmaci sviluppati a questo scopo. Il suo meccanismo d’azione prevede la degradazione di alcune delle molecole che portano allo sviluppo dell’autoimmunità.

    Disegno dello studio e obiettivi

    Lo studio di fase II randomizzato in doppio cieco pubblicato su NEJM prevedeva il coinvolgimento di un totale di 288 pazienti maggiorenni, sia femmine che maschi, con una diagnosi di lupus eritematoso sistemico. La ricerca si è svolta in 116 ospedali in tutto il mondo, tra i quali 3 italiani: l’ASST Spedali Civili di Brescia, l’AOU S. Anna di Ferrara e l’AOU di Cagliari.

    Lo studio prevedeva 4 fasi:

    1. Screening dei pazienti (4 settimane)
    2. Fase sperimentale (24 settimane)
    3. Fase di trattamento attivo (28 settimane)
    4. Estensione del trattamento (52 settimane).

    Nella fase sperimentale, i pazienti dono stati divisi in modo casuale in 4 gruppi:

    • 3 gruppi sperimentali, per un totale di 205 pazienti, hanno ricevuto il farmaco CC-220 in 3 diverse dosi (0,45 mg, 0,30 mg e 0,15 mg)
    • 1 gruppo di controllo composto da 83 pazienti ha, invece, ricevuto il placebo.

    Essendo in doppio cieco, fino alla fine dello studio né medici né pazienti sapevano quale dei due veniva somministrato. Al termine delle 24 settimane chi ha ricevuto il placebo è stato aggiunto casualmente a uno degli altri 3 gruppi e così tutti i pazienti sono stati trattati con CC-220 fino alla fine della sperimentazione.

    L’obiettivo principale era quello di studiare l’efficacia di dosi diverse di iberdomide nel ridurre l’attività della malattia durante le fasi acute, valutata con un l’indice SRI (SLE Responder Index). Inoltre, al termine della sperimentazione sono stati valutati anche gli obiettivi secondari come l’efficacia nel ridurre l’infiammazione in distretti corporei specifici, per esempio la cute o le articolazioni, e lo sviluppo di reazione avverse al farmaco.

    Risultati dello studio

    Nelle 24 settimane di fase sperimentale, il gruppo di pazienti che ha ricevuto la dose più alta di iberdomide ha ottenuto risultati migliori rispetto al gruppo trattato con placebo: il 54% dei pazienti ha raggiunto l’obiettivo sperato contro il 35%. I due gruppi di pazienti ai quali sono stati somministrate dosi minori di iberdomide, invece, non hanno ottenuto benefici significativamente diversi dal gruppo di controllo. Alcuni pazienti hanno sviluppato reazioni avverse come infezioni urinarie e respiratorie e una riduzione del numero di globuli bianchi. I risultati sono, dunque, promettenti ma sono necessari studi clinici che coinvolgano un numero più alto di pazienti per maggior tempo per determinare l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco.

    La ricerca in corso

    Al momento in Italia ci sono 13 studi clinici che accettano pazienti con lupus eritematoso sistemico. Uno studio è di tipo osservazionale, 11 sono di tipo interventistico in diverse fasi di ricerca e 1 studio coinvolge pazienti su specifico invito. Puoi controllare, e far controllare al tuo medico di riferimento, la lista degli studi attivi seguendo questo link.

     

    Un video esplicativo sullo studio è pubblicato sul sito della rivista (video in inglese) 

    https://www.nejm.org/do/10.1056/NEJMdo006417/full/

  • Sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM) i risultati preliminari di uno studio clinico di fase III che valuta l’efficacia e la sicurezza di valoctocogene voxaparvovec, una terapia genica sviluppata dalla casa farmaceutica Biomarin Pharmaceutical per l’emofilia A grave. Secondo le conclusioni tratte nell’articolo Valoctocogene Roxaparvovec Gene Therapy for Hemophilia A questa terapia aumenta la produzione endogena del fattore VIII della coagulazione e riduce significativamente i sanguinamenti spontanei.

    L’emofilia A è una patologia genetica causata dalla mancata o ridotta produzione del fattore VIII della coagulazione, dovuta alla mutazione di un gene localizzato sul cromosoma X. La carenza di questo fattore determina una diminuita o assente capacità di coagulazione del sangue che si manifesta con sanguinamenti spontanei, talvolta dolorosi, soprattutto al livello delle articolazioni e dei muscoli. L’emofilia viene considerata grave quando la produzione del fattore VIII è inferiore all’1% rispetto a quella degli individui sani.

    La malattia viene generalmente trattata con infusioni intravenose profilattiche di fattore VIII che sopperiscono alla sua mancata produzione interna. Le infusioni vengono effettuate due o tre volte alla settimana e non sempre sono efficaci a ridurre il sanguinamento. Per questi due motivi i pazienti con emofilia A grave possono subire un peggioramento della qualità della vita da non sottovalutare.

    L’obiettivo della ricerca farmaceutica è quindi quello di produrre una terapia in grado di ridurre i sanguinamenti spontanei con il minor numero di somministrazioni possibili.

    Nello studio di fase III Single-Arm Study To Evaluate The Efficacy and Safety of Valoctocogene Roxaparvovec in Hemophilia A Patientscon codice identificativo NCT03370913, i ricercatori indagano l’efficacia di valoctocogene roxaparvovec nel ridurre i sanguinamenti nei pazienti con emofilia A grave.

    Valoctocogene roxaparvovec è una terapia genica sperimentale che prevede una singola somministrazione. È volta a modificare il DNA del paziente emofilico con l’introduzione, tramite vettore adenovirale, del gene sano per il fattore VIII al posto di quello mutato, allo scopo di eliminare la causa della malattia alla base.

    Disegno e obiettivi dello studio

    La sperimentazione clinica vede il coinvolgimento di 124 pazienti maschi, maggiorenni, con una diagnosi di emofilia A grave. Sono stati reclutati in 48 centri clinici nel mondo, tra i quali uno italiano: il Centro Emofilia e Trombosi Angelo Bianchi Bonomi della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

    Tutti i partecipanti hanno ricevuto la singola somministrazione di valoctocogene roxaparvovec e attualmente sono in fase di follow-up.

    Valoctogene roxaparvovec è già stato valutato con successo nei precedenti studi clinicidi fase I e II. Nella fase III l’obiettivo primario è quello di studiare la quantità di fattore VIII prodotto dai pazienti dopo un anno dalla somministrazione della terapia.

    Altri obiettivi prevedono la valutazione, sempre a un anno, della necessità di infusioni profilattiche di fattore VIII e il numero dei sanguinamenti. Inoltre, nei prossimi anni verranno tenuti sotto controllo gli eventuali effetti avversi di lungo termine.

    Risultati

    I ricercatori riportano nell'articolo che ad un anno dalla somministrazione di valoctocogene roxaparvovec il 90% dei pazienti ha ottenuto una riduzione dei sanguinamenti e l’88% un aumento della produzione endogena del fattore VIII con una conseguente minore necessità di iniezioni profilattiche. In questo periodo tutti i pazienti hanno avuto almeno una reazione avversa, tra le quali mal di testa (38%), nausea (37%) e aumento dei livelli di aspartato aminotrasferasi (35%). 22 pazienti su 134 hanno avuto reazioni gravi.

    Questi risultati preliminari sono promettenti ma lo studio clinico è tuttora in corso. La sperimentazione clinica, iniziata a dicembre 2017, dovrebbe concludersi entro il novembre 2024. Al momento è stato già raggiunto il numero di pazienti previsto e non se ne accettano ulteriori. Nel frattempio, sulla base di questi incoraggianti risultati, l'azienda ha presentato una domanda di autorizzazione all'immissione in commenrcio che sarà valutata dall'EMA (Agenzia Europea del Farmaco). 

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