Sclerosi sistemica, uno studio per valutare l'efficacia dell'idrossiclorochina

La prof.ssa Valeria Riccieri (Policlinico Umberto I di Roma): “Il nostro obiettivo è dimostrare che il farmaco può rallentare la progressione della malattia, soprattutto nelle forme precoci”

 

Roma – L'idrossiclorochina, un farmaco antimalarico indicato per i pazienti affetti da artrite reumatoide e da lupus eritematoso sistemico,  e autorizzato pochi mesi fa dall'Agenzia Italiana del Farmaco per il trattamento del COVID-19,  potrebbe essere efficace anche per la sclerosi sistemica. È ciò che andrà a verificare uno studio risultato fra i vincitori del bando AIFA 2018 per la ricerca indipendente sui farmaci (qui la graduatoria):  il valore totale dei cinque progetti ammessi supera i 6 milioni di euro.

Il trial, in doppio cieco e randomizzato con placebo, valuterà l'efficacia e la sicurezza del farmaco nella malattia in fase precoce: si tratta di uno studio multicentrico che vede coinvolti, oltre alla “Scleroderma Clinic” del Policlinico Umberto I quale centro coordinatore, la “Scleroderma Unit” del Policlinico Umberto I diretta dal prof. Edoardo Rosato, la “Scleroderma Clinic” del Policlinico A. Gemelli di Roma diretta dalla dr.ssa Silvia Bosello e l’Istituto Superiore di Sanità per quanto riguarda gli aspetti biologici. Principal investigator è Valeria Riccieri, professore associato di Reumatologia all'Università Sapienza di Roma e responsabile della “Scleroderma Clinic” presso la U.O.C. di Reumatologia diretta dal prof. Fabrizio Conti presso il Policlinico Umberto I.

“Il nostro obiettivo è dimostrare che l’idrossiclorochina, farmaco con attività immunomodulatoria e antiinfiammatoria di cui si conosce bene il profilo di sicurezza e tollerabilità, può rallentare la progressione della malattia soprattutto nelle forme precoci e ridurre la morbilità e la mortalità, come già dimostrato in altre malattie autoimmuni”, spiega la prof.ssa Riccieri. “Il trial inizierà non appena espletate le pratiche amministrative e ottenuti tutti i regolari permessi: stimiamo un periodo di 12 mesi per il reclutamento dei 151 pazienti previsti, e di 36 mesi per portare a termine lo studio”.

La sclerosi sistemica, nota anche come sclerodermia, è una malattia rara caratterizzata da alterazioni immunologiche, vascolari e fibrotiche. La sua incidenza è stimata tra i 18 e i 20 casi per milione di abitanti l’anno e la prevalenza tra i 100 e i 300 casi per milione: in Italia, quindi, circa 20.000 persone soffrirebbero di questa malattia autoimmune, della quale si identificano una forma limitata e una diffusa, con aspetti clinici, parametri immunologici e indicazioni terapeutiche diverse.

Una manifestazione costante e precoce della malattia è il fenomeno di Raynaud (un cambiamento di colore delle estremità del corpo, in particolare delle dita delle mani, causato dalla diminuzione del flusso sanguigno ai tessuti), cui fa seguito il coinvolgimento cutaneo, cioè la sclerodermia. Con l’evoluzione del quadro clinico si possono presentare altre manifestazioni quali le ulcere digitali e il coinvolgimento dei diversi organi e apparati, in particolare i polmoni (con l’interstiziopatia polmonare e la grave ipertensione polmonare), il cuore, i reni, l’apparato gastroenterico e quello muscoloscheletrico.

Staff Prof.ssa Riccieri“Le indagini di laboratorio permettono di evidenziare in questi malati alcuni autoanticorpi specifici quali anti-centromero, anti-Scl-70 e anti-RNA polimerasi III. Fra le indagini diagnostiche fondamentali va ricordata la capillaroscopia, tecnica non invasiva che può identificare dei pattern specifici della sclerosi sistemica”, prosegue la prof.ssa Riccieri. “Quasi tutti questi parametri rientrano nei criteri classificativi del 2013 che, avendo una buona specificità e sensibilità, permettono un migliore inquadramento di questi malati e di conseguenza un intervento più precoce. Le terapie attualmente disponibili consistono in farmaci vasoattivi per il trattamento della vasculopatia, immunosoppressori per il controllo degli aspetti autoimmuni, e antifibrotici per prevenire o limitare la progressione della fibrosi. A questi trattamenti sono poi associate le terapie cosiddette sintomatiche, quali i farmaci antiipertensivi, antiaggreganti, gastroprotettori, e non ultima la cura delle ulcere digitali e la loro prevenzione”.

Ma quali sono le potenzialità del trial che sarà condotto dal Policlinico Umberto I e le aspettative che ne derivano? “Il principale risultato che ci aspettiamo è che l'associazione dell'idrossiclorochina con la terapia standard per la sclerosi sistemica determini un miglioramento della qualità di vita di questi malati. Attualmente, pur essendo disponibili alcuni promettenti ma costosi farmaci, attivi sul sistema vascolare e su quello immunitario, o anche antifibrotici, la prognosi di questa malattia, soprattutto nella forma diffusa, rimane non soddisfacente. Al momento, per prevenire la progressione della patologia in questi pazienti sono fondamentali la diagnosi e il trattamento precoce”, conclude la prof.ssa Riccieri. “L'idrossiclorochina, utilizzata proprio all’esordio, potrebbe avere un ruolo nel ridurre l’attività di malattia e nella prevenzione del danno d’organo, con effetti avversi minimi, e disponendo fra l’altro di un buon rapporto costo-beneficio per il sistema sanitario nazionale”.

 

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