Sperimentazioni cliniche in Europa: noti solo il 50% dei risultati

Le sperimentazioni cliniche effettuate nell’Unione Europea sono tante, ma di circa la metà, non se ne conoscono i risultati. Questo nonostante aderiscano all’EU Clinical Trial Register, la piattaforma che prevede l’obbligo di comunicare i risultati, positivi o negativi che siano, entro un anno dalla conclusione del programma sperimentale.

Aricerca rilevarlo, i biostatistici dell’Università di Oxford con una pubblicazione sul British Medical Journal, che hanno scoperto altri dati interessanti: sono le aziende a rispettare maggiormente la normativa (il 68%), mentre lo fa solo l’11% degli enti pubblici di ricerca. Non solo, i centri in cui vengono condotti più studi, sono anche quelli che rendono maggiormente pubblici i resoconti finali (il 78% dei centri contro il 18% dei centri che conducono pochi studi).

Sempre gli autori di questo studio, hanno elaborato una piattaforma, aggiornata mensilmente, dove è verificabile la performance di ogni azienda, ospedale o ente che stia conducendo un trial clinico in Europa, nella quale compaiono alcune realtà italiane, come Chiesi (100% dei dati riportati) e Menarini (69,9%). Al contrario, i principali ospedali italiani, non fanno bella figura: Il Policlinico Gemelli di Roma, il Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, l’Università vita-salute san Raffaele e l’Istituto dei tumori e Istituto europeo di oncologia hanno riportato lo 0% dei dati che avrebbero dovuto riferire.