• Grazie all’AI potrebbe essere possibile modificare le soglie di inclusione relativi ad alcuni criteri di eleggibilità senza aumentare il rischio di tossicità per i partecipanti

  • Estrarre i dati dalle cartelle cliniche in modo automatico per far entrare la ricerca clinica anche in pronto soccorso.

    Fare ricerca clinica in pronto soccorso è quasi impossibile. La grande mole di lavoro, le tempistiche stringenti e la carenza di personale limitano la capacità di raccolta dati. Da questo presupposto è nato il progetto eCREAM volto a sviluppare nuove tecnologie in grado di estrarre automaticamente i dati dalle cartelle cliniche del pronto soccorso per poterli utilizzare nella ricerca.

    Il progetto eCREAM

    Il progetto eCREAM (enabling Clinical Research in Emergency and Acute care Medicine) è stato recentemente finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe. Durerà 5 anni e vedrà il coinvolgimento di 8 paesi europei (Francia, Grecia, Inghilterra, Italia, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Svizzera) e 11 partner tra i quali l’Istituto Mario Negri di Milano che coordinerà i lavori.

    Abbiamo intervistato Guido Bertolini, responsabile del Laboratorio di epidemiologia clinica dell’Istituto Mario Negri, che ci ha spiegato cos’è eCREAM e quali sono gli obiettivi che intende raggiungere.

    “La ricerca in pronto soccorso si limita a progetti molto piccoli, di breve durata e viene svolta quasi esclusivamente negli ospedali universitari dove specializzandi e studenti possono occuparsi della raccolta dati. A causa delle difficoltà nel fare ricerca clinica, dovute principalmente alla carenza di personale e alle tempistiche stringenti, la medicina d’urgenza si deve spesso basare su evidenze e conoscenze derivate da altri contesti clinici che non sono necessariamente quelli più appropriati per stabilire qual è l’iter diagnostico-terapeutico più adatto da applicare in una fase di emergenza” spiega Bertolini.

    Studiare nuove soluzioni che permettano di fare ricerca clinica in pronto soccorso è quindi di fondamentale importanza per migliorare l’assistenza in questo ambito.

    “Il progetto eCREAM nasce da quest’esigenza e ha lo scopo di consentire che la ricerca clinica possa essere svolta regolarmente anche in pronto soccorso. L’obiettivo è quello di estrarre i dati che servono alla ricerca — che devono essere affidabili, sicuri e confrontabili fra diversi pronto soccorso — direttamente dagli strumenti che vengono utilizzati di routine nell’assistenza al paziente, come gli applicativi informatici e i supporti elettronici. Così facendo, si potrà ricavare conoscenza nel contesto laddove verrebbe utilizzata” continua Bertolini.

    L'automatizzazione della raccolta dati

    Il progetto eCREAM lavorerà principalmente su due direttrici. La prima consiste nello sviluppo di una piattaforma informatica che raccolga i dati dagli applicativi in modo automatico.

    Il medico, compilando la cartella clinica, farà automaticamente anche la raccolta dati per la ricerca senza dover dedicare del tempo ad hoc.

    Gli applicativi attualmente in uso sono però stati progettati per soddisfare esclusivamente le esigenze cliniche e non quelle di ricerca. Per questo eCREAM si occuperà anche dello sviluppo di un nuovo applicativo pensato per rispondere fin dall’inizio a questa doppia esigenza.

    Il ruolo dell'intelligenza artificiale

    “Entrambi questi sistemi si baseranno su un algoritmo che sfrutta l'intelligenza artificiale per interpretare il testo libero scritto dal medico all’interno della cartella clinica e ricavarne informazioni strutturate. Stiamo sviluppando un sistema NLP (Natural Language Processing) cioè un modo per processare il linguaggio naturale della medicina. Infatti, esistono già strumenti di questo tipo ma non sono studiati per il mondo della medicina e tantomeno per quello della medicina d'urgenza.”

    Le applicazioni pratiche

    Le due tecnologie sviluppate nell’ambito di eCREAM saranno poi testate in due casi d’uso.

    Nel primo caso si studierà la propensione al ricovero in pronto soccorso. 

    “Sappiamo che i tassi di ricovero sono diversi per pronto soccorso diversi e sono condizionati dalla prossimità ospedale-casa, dalle condizioni cliniche e socioeconomiche del paziente e da diversi altri fattori esterni alla mera patologia. Ma sappiamo anche che esiste una variabilità soggettiva del medico. Con le nuove tecnologie che svilupperemo andremo a studiare questa variabilità per creare un modello matematico che predica la probabilità di un paziente di essere ricoverato tenendo conto anche del fattore soggettivo.”

    “Il secondo caso d’uso consiste nello studio dell’affluenza al pronto soccorso. Esistono già applicazioni che informano il cittadino sulle tempistiche d’attesa dei diversi pronto soccorso ma con eCREAM vogliamo spingerci oltre. Vogliamo utilizzare le nuove tecnologie anche per fornire informazioni ai diversi operatori dell’emergenza-urgenza in modo da migliorare il servizio di assistenza e renderlo sempre più personalizzato sulle caratteristiche del paziente, della condizione clinica e del territorio” spiega Bertolini.

    Gli ostacoli della privacy

    Uno degli ostacoli più grandi da superare per eCREAM è quello della privacy, in particolare in Italia dove, secondo le prime osservazioni dell’Istituto ECRIN di Parigi che si occupa di fare ricerca sulle normative in tema di protezione dei dati personali nei diversi paesi europei, le regole da seguire sono particolarmente rigide.

    “La protezione della privacy è un diritto fondamentale, per questo stiamo studiando nuove soluzioni che ci permettano di estrarre i dati dalle cartelle cliniche, renderli difficilmente identificabili e riconducibili al paziente. Sarà però necessaria anche una riflessione sulla contestualizzazione delle normative privacy per la ricerca clinica. Dobbiamo chiederci quali sono le priorità rispetto ai bisogni di salute.

    Se vogliamo avere medici che basano il proprio operato su conoscenze solide, la raccolta dei dati per la ricerca clinica è imprescindibile” sottolinea Bertolini.

    Si tratta dunque di un progetto ambizioso che mira a risolvere uno dei più importanti problemi della medicina d’urgenza sfruttando la grande onda dell’innovazione in medicina e affrontando l’ostacolo delle normative di protezione della privacy.

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